La nostra prima curatela è deliberatamente stretta: tre produttori, tre posizioni. Ogni bottiglia è un argomento che siamo disposti a difendere in pubblico.
Viragì
Polifemo DOP Monti Iblei
Chiaramonte Gulfi, Sicilia · 500 ml
Il nome è già una tesi: Viragì sono le iniziali di Vivera, Ragusa e Gurrieri, tre amici che nel 2007 fondono in un solo progetto gli uliveti delle rispettive famiglie sui Monti Iblei. E un'unica cultivar: la Tonda Iblea, in purezza. La scelta che quasi nessuno fa. Niente blend, niente portafoglio prudente. Ne esce un olio che profuma di pomodoro verde e di erbe, con un amaro deciso tenuto in equilibrio. Identità per sottrazione: un progetto giovane che ha scelto di essere una cosa sola, fino in fondo.
Lucia Iannotta
Monocultivar Itrana
Sonnino, Lazio · 500 ml
Sola Itrana in purezza, su antichi terrazzamenti a secco a Sonnino, molita a freddo nel frantoio di famiglia. Nel 2008 Lucia Iannotta ha preso le redini dell'azienda fondata dal nonno frantoiano nel 1952, in un territorio che non prevedeva una donna al comando. Il suo olio sa di pomodoro, carciofo e mandorla, con amaro e piccante in equilibrio, e dimostra ciò che Roma fatica ad ammettere: il grande olio del Lazio cresce a un'ora dalla capitale.
Mate
Trasparenza Marina
Istria, Croazia · 500 ml
A settantacinque anni, sul finire del secolo, Mate Vekić mette a dimora il suo primo ulivo su una terra istriana che la storia aveva svuotato, e costruisce un frantoio che guarda il mare. Aveva imparato l'olio in Toscana, e porta le sue cultivar, Frantoio, Leccino e Pendolino, sul suolo rosso dell'Adriatico: grammatica toscana, accento adriatico. Oggi l'azienda è nelle mani di Aleksandra. Il suo blend, Trasparenza Marina, è limpido come il nome promette: fresco, netto, un olio che immagineremmo su un piatto di pesce. L'Adriatico ha due sponde, e la qualità non chiede il passaporto.